Post

briciole

Immagine
Il suo modo di lasciar dondolare la gamba a mezz’aria, appoggiata alla sedia di un usuale autobus di una città italiana. la gamba che, non più appoggiata, disegna traiettorie; un pendolo che prima stupisce per il suo moto improvviso, e poi, lentamente, chiede di essere accompagnato. Senza forzarlo né deviarlo, lei guardava la sua gamba nascere di moto autonomo, e, compiaciuta quanto stupita, si dedicava ad addomesticarla. . Josephine..joh…je t’aime.. un gioco di parole improvviso fatto a voce alta, senza sentire alcuna costrizione di un ambiente che nel silenzio misurato e nella compostezza trova il suo equilibrato contrappunto al dinamismo esterno. Il sorriso che non si ritrae, al commento stupido (stupìto) del vicino. La mano sulla gonna, a dare pudico segno, della sua dignità e di altrettanta sincerità nella reciproca fissità dello sguardo. Lo sguardo, che degli occhi fa una carezza sulle cose, non una semplice percezione. Il contatto di due onde che sovrapponendosi, si sf...

alzati, e cammina.

Immagine
la rosa di gerico mi ha stupito. non per l'aspetto particolare (che, preciso, a me piace moltissimo), nè per il prezzo, pienamente giustificato da ciò che vi dirò. mi ha stupito per tutto il resto. prima di tutto non ha spine. una rosa senza spine è come una lumaca senza guscio, un riccio senza aculei, un tronco d'albero senza corteccia, un'erbaccia senza radici. in poche parole, senza difese. apparentemente. infatti è (forse) l'unico organismo vivente che aggira i pericoli (in senso ampio, le avversità naturali) mimetizzando la morte. è l'unico fiore che noi occidentali compriamo secco. avvizzito. sterile. apparentemente. la rosa di gerico cresce nei deserti sabbiosi tra la zona arabica e nordafricana. dove c'è possibilità di vita mette radici, come qualsiasi altra pianta. in mancanza d'acqua anche lei percorre le fasi di qualunque organismo morente: le radici si rimpiccioliscono, le foglie cadono, i rametti si accartocciano, facendole così assumere, st...

la discesa

Immagine
quando ho fame, mangio. ma adesso non c'è nulla . comincio a cercare il cibo, dovunque. qualunque cibo. giro per la città. sono al limite. il mio pensiero si schematizza, diventa altamente selettivo. non c'è buongiorno, solamente invidia. non più educazione, solamente necessità. le parole si risparmiano, non occorre convincere, no; solo mangiare. per un momento, più o meno lungo, i sensi si acuiscono; ogni movimento condensa in se stesso lo scopo per cui è prodotto: la ricerca di cibo. al ribasso, la forma è sostanza; ma non appena la volontà si allenta, anche solo di un poco, il pensiero, seguendo appieno i mille rivoli, formula ipotesi, e teorie, e ritorna alla realtà:"non c'è nulla", appunto. con tutto il rispetto per la volontà, invitata a prendere commiato con l'onore delle armi. l'unica reazione a questo stato di cose, è continuare la ricerca. di cibo. andare avanti, ritornare indietro. e ancora avanti. e lo faccio, come no; continuo a cercare....

la paranza, è una danza.

Immagine
sentite questa . di Marco Travaglio : Un disegno di legge appena varato dal governo Prodi e firmato dal ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais stabilisce il licenziamento automatico dei dipendenti pubblici condannati per corruzione, o concussione o peculato a pene superiori ai 3 anni. Anche se la pena è arrivata in seguito al patteggiamento. Oggi quell’automatismo non c’è : per licenziare un condannato bisogna aspettare il procedimento disciplinare della sua amministrazione, con tempi lunghissimi che si aggiungono a quelli biblici del processo penale. E oggi, soprattutto, il patteggiamento non vale una condanna: profittando dell’ambiguità della legge,c’è sempre qualche furbacchione che dice «è vero, ho patteggiato, ma non perché fossi colpevole: solo perché volevo levarmi dai piedi il processo e stare tranquillo». Siamo pieni di sedicenti innocenti che, a sentir loro, concordano col giudice anni di galera pur non avendo fatto nulla. La furbata serve ovviamente a mantenere un...

originalmente, la coca cola era verde!

Immagine
scusate l'assenza. ero assente. non riuscirò mai a guidare i miei pensieri, se non so come si sono formati. per conoscerli, bisogna indagare. nella memoria, e con l'immaginazione. ma purtroppo, c'è sempre una sfinge di troppo. cosa c'entra la sfinge? l'ho scoperto pochi giorni fa, leggendo edipo re , di sofocle. il re, edipo, chiede ai suoi sudditi, del perchè avessero terminato le ricerche sull'assassinio del loro precedente sovrano, accontentandosi di un oblio che ora diventava morbo incurabile. qualcuno risponde: "la Sfinge, iridescenti ritmi. Ci inchiodò gli occhi all'oggi, e noi dimenticammo l'ignoto che sfumava". la sfinge terrorizzava gli abitanti con enigmi frequenti e complicati, la cui mancata soluzione obbligava a sacrifici economici e mentali. a risolverli arrivò proprio edipo, tanto bravo a conoscere gli snodi di tutte le "fabule" del mondo esterno, quanto ( e perchè) incapace di conoscere quelli della propria. con ...

questioni di metodo?

Immagine
voglio essere onesto. primo . il blog è una presentazione di se stessi. può essere un limite quando la forma, data una sostanza, non ne è lo specchio, cessando di essere quindi desiderabile ( per sè, e solo dopo, per gli altri). avrò cura dell'estetica di questo blog per quel minimo indispensabile che richiede una lettura interessata. questo fino a quando non userò anche la forma per parlare, appunto, della sostanza. secondo. questo blog nasce come diario. allargato. lo scopo non è diffondere sensazioni (non potrebbe funzionare), ma scavare nella realtà che (me) le produce, e in me stesso, che le manipolo. il diario è un blog perchè, ora, ho necessità di non essere autoreferenziale. i commenti sono graditi se non sono solo commenti, ma contributi. terzo. la metamorfosi non è mai piacevole. in essa lottano correnti vecchie e nuove, che sfibrano, migliorano e fissano. le osservazioni che essa produce saranno, temo, ininquadrabili in facili relazioni logiche, culturali, o fisiologi...
Immagine
questa è una prova. non che non abbia conseguenze pratiche.ma almeno ho un alibi. www.scacchisti.it.